Uno per uno, tutti per tutti. Il potere di organizzare senza organizzazione” (Codice Edizioni), l’ultimo saggio di Clay Shirky

Il successo delle moderne tecnologie disponibili sulla Rete – blog, wiki e l’intero ecosistema web 2.0 – sta mutando radicalmente il nostro panorama produttivo e sociale. I nuovi modelli aggregativi, basati sul coinvolgimento diffuso e la condivisione della conoscenza, hanno messo in crisi le tradizionali forme organizzative, primi fra tutti i media, spogliati del loro ruolo di selezionatori e diffusori dell’informazione. La possibilità di pubblicare e condividere velocemente informazioni sta però generando effetti soprattutto sociali. La facilità di coordinamento e azione collettiva propria di questo nuovo paradigma, se da una parte favorisce la produzione di valore con uno sforzo apparente minimo – un esempio lampante è Wikipedia – dall’altra apre però a possibili distorsioni, insidiando le tradizionali forme organizzative, diminuendo il potere delle istituzioni e togliendo, in ultimo, alla società il potere di contrastare comportamenti devianti di gruppo. Shirky si muove attraverso i chiaroscuri della rivoluzione digitale, tra le possibilità delle piattaforme emergenti e le prossime crisi dei processi e delle relazioni, tratteggiando le linee future di una rivoluzione che è solo agli inizi.

Una task force per intercettare Skype. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni ha costituito un gruppo di lavoro formato da rappresentanti del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, dalla Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, con l’obiettivo di trovare soluzioni tecnologiche e normative per ascoltare le comunicazioni via internet fatte da utenti indagati o sospettati attraverso il software Skype.

(Una task force per intercettare Skype, Maroni: “Troveremo la soluzione”)