“Confessioni di un vecchio disegnatore” – Paul Flora

Disegno per divertire me stesso. Non voglio salvare l’Occidente, non ho messaggi ne dottrine da diffondere. Chi ha messaggi, invii un telegramma, come diceva Billy Wilder, e alla diffusione delle dottrine provvedano i propagandisti. Io sono dunque un comune egoista. Matisse diceva di dipingere quadri che suscitavano l’effetto di una comoda poltrona. Schwitters sosteneva invece di essere un artista e che, quando lui sputava, quella era arte. Io sto dalla parte di Matisse. Sono contento di essere capito dal maggior numero possibile di persone. Non ho mai disegnato per gli “Happy Few”. Chi dice di essere capito solo dagli spiriti elevati ed eletti, nasconde nobilmente una delusione. Io sono un figlio del mio tempo, non un seguace del mio tempo. Considero Io spirito del tempo una somma di pregiudizi e degli errori che sono via via in voga. Ho assistito a troppi spaventosi errori del tempo – si pensi al periodo dal 1933 al 1945 – per credere in lui. Oscar Wilde: L’esperienza e’ il nome che diamo ai nostri errori. Io non sono un caricaturista, come fin troppo spesso si ritiene. So fare caricature, e in lunghi anni durante i quali ho collaborato con L’amburghese settimanale “Zeit”, sono stati sicuramente una storia di successo, pero’ penso che simili disegni siano graditi ornamenti che pero’ producano nulla. Devono essere ben disegnati e un po’ spiritosi, altrimenti sono presuntuosi. Del resto anche le caricature possono essere arte importante. Un dipinto non e’ mica, in primo luogo, la rappresentazione di scene allegre o serie, di un paesaggio, di una battaglia, di un ammasso di triangoli astratti o di qualunque altra cosa raffiguri, ma una composizione di linee, di colori e di superfici che nei casi ideali si puo’ dire ben riuscita. La qualita’ di un dipinto consiste non per ultimo anche nei pensieri e nelle emozioni che sa suscitare nell’osservatore. Ogni dipinto e’ uno specchio, ognuno vi scorge quel che vuole vedervi, e le risposte che ottiene sono quanto le domande che pone. Se Io guarda una scimmia, sara’ una scimmia a guardarne fuori. I dipinti non dovrebbero essere soltanto belli. La bellezza soltanto, nell’arte (e nelle signore), porta alla noia. Un tocco di grottesco, di bizzarro non nuoce. Lo sapevano gia’ Victor Hugo e Baudelaire, e per questa ragione che Barrault inseriva sempre, nelle sue messe in scena, un piccolo errore. Io penso che ogni forma d’arte sia consentita, meno quella noiosa. I miei disegni sono abbastanza facilmente comprensibili, il che costituisce un handicap agli occhi degli esperti severi e degli ideologi. Si vergognano spesso quando piace Ioro qualcosa di divertente o di facilmente comprensibile. Quel che e’ piu arduo da comprendere ha spesso a che fare, naturalmente, con la qualita’, ma qualche volta anche con il chiacchierare a vuoto, di natura figurativa o letteraria. Non tutto cio’ che e’ spacciato per profondo e significativo, lo e’ anche. Si puo’ anche rendere un po’ torbida l’aqua affinche’ non si veda che e’ poco profonda. 
“Anything goes” e mania d’originalita’ sono i segni del nostro tempo. Che uno capovolga immagini, getti giu’ una mucca dall’aria, contempli per due ore un coniglio, costruisca sedie inservibili, guardi pensieroso una parete, si comporti pubblicamente in modo sconveniente o disegni in intenzionalmente male, si tratta sempre di una concezione estesa d’arte, ovvero di artifici, appunto. Sono tutte cose che mi vanno bene, pero’ sono contento che esista tuttora una consorteria di extravaganti reazionari e alla vecchia maniera, la quale avverta il bisogno di disegnare o di dipingere qualcosa su un foglio di carta quadrato o su una tela. Questa specie, dichiarata continuamente morta, e’ piu’ tenace e resistente di quanto si creda, e non si estinguera’. Poiche tutto e’ possibile, e’ oggigiorno assolutamente impossibile provocare un qualche scandalo nell’ambito dell’arte. Sono passati i tempi in cui ogni sciocco si agitava per quel che non capiva; oggi ognuno si guarda bene dall’ammettere pubblicamente la propria incapacita’ di capire qualcosa, per paura di essere considerato sciocco e non all’altezza dei Tempi. Erich Kästner, nei testo d’accompagnamento a uno dei miei album da disegno, ha sostenuto che i disegnatori e scrittori sono fratelli gemelli. I disegni sarebbero racconti, ma non scritti, e avrebbero il grande vantaggio di non dover essere tradotti. Questa parentela e’ evidentemente e ha fatto si che io abbia incontrato molta comprensione e approvazione proprio negli scrittori. Posso citare Dürrenmatt. Risch, Canetti. Simenon. Buzzati e Hermann Hesse, e anche Fellini, che ho incontrato perche’ eravamo entrambi autori della casa editrice Diogenes e che mi ha detto di avere un debole per Ie mie “very strange ideas”. Come si puo’ desumere dalle mie confessioni, io non sono davvero un’avanguardista. Oggi posse rilassarmi e atteggiarmi a retroguardista perche’ sono stato mentalmente un nuotando, remando, cantando, di naufragato o addirittura di annegato. Uomo d’avanguardia quando, negli anni trenta e quaranta dello scorso secolo, non era di moda di esserlo. In quei tempi, quando da noi comandavano i barbari, le mie divinita’ erano Klee, Feininger e Picasso. Artisti che allora ritennero a lungo Picasso e Klee dei ciarlatani e degli imbroglioni, mi hanno in seguito superato di molto sul terreno dell’avanguardismo. Ora sono seduto sulla riva del fiume e guardo cio’ che passa nuotando, remando, annaspando, cantando di naufragato o addirittura di annegato. Del resto, per il mio lavoro, Pinteresse c il consenso per Klee, Feiningcr e Picasso non hanno avuto un gran ruolo. Piu’ importante e’ stato Kubin nella ricerca di assumerv un mio proprio carattere. Ho sempre avuto confidenza con lui, mi e’ sempre stato familiare anche a causa della mia fanciullezza, che si e’ svolta in un mondo passato, disperso. Sono nato a Glorenza in Val Venosta. Questa minuscola citta’ di 700 abitanti, circondata da mura allora cadenti e sporche, popolata da cittadini agricoli, non aveva proprio nulla a che fare con un vivo presente, era fatta solo di passato. Lo stesso diseorso vale per la pomposa casa d’origine della mia famiglia, nella vicina Malles. L’arredo risaliva all’incirca al 1870 e la casa era abitata da vecchi e da vecchie che a me sembravano molto strani. Avevo cinque anni quando sono arrivato a Innsbruck, dopo aver in precedenza passato qualche mese in una pensione del nonno materno a Schofens, sopra Matrei am Brenner. Quest’ultimo edificio. costruito nel 1885, aveva allora ancora nel 1927- L’arredamento originale, non c’era la luce elettrica e quando, dieci anni dopo, vidi per la prima volta, dei disegni di Kubin non fui minimamente sorpreso, perche’ mi rappresentavano un mondo che conoscevo: panciuti lumi a petrolio, tendine ricamate, mazzolini di fiori secchi, pianole stonate, busti d’imperatori, oscuri scantinati, oleografie con scene di bracconieri, annate polverose della Gartenlaube, salotti di peluche, popolati da una clientela fissa che era invecchiata con l’albergo, ridicoli impiegati viennesi, baronesse fortemente sbiadite, nobilta’ immiserita, esuli russi e altri relitti di un’epoca tramontata. E cosi’ ho cominciato a disegnare, inizialmente semplici imitazioni di Kubin, ma poiche’ ogni artista finisce con l’esprimere cose che sono celate nella sua essenza, col tempo sono divenuti disegni autonomi, anche se le inquietudini di Kubin mi hanno sempre un po’ influenzato e accompagnato, e la mia venerazione per il maestro non e’ appassita. 
A proposito di corvi: non hanno niente di misterioso. Gli acquirenti dei miei disegni vogliono talvolta corvi, appunto, e cosi’ a volte disegno corvi, appunto. L’arte segue il pane. 
“Shamed be who evil thinks”
Paul Flora
Paul Flora, nato a Glorenza il 29.06.1922 
Morto a Innsbruck il 15. 05 2009 
Sepolto nella sua amata cittadina di Glorenza