New typography is defined as a rejection of classical rules of typography and symmetry. Lissitzky traced the roots of New Typography back to Marinetti’s futurist poetry, in an essay he wrote in 1927. Lissitzky’s typography was the first forma; application to this new approach of type – sans serif letterforms, with a limited range of color, and geometric forms. Lissitzky is given credit as being the first to absorb the lessons of the modern art movements and successfully apply them to communications. Moholy-Nagy adapted Lissitzky’s basic ideas and applied them to the Bauhaus course. (via History/New Typography)

A fine gennaio 1909 Marinetti manda il Manifesto ai principali giornali italiani. La «Gazzetta dell’Emilia» di Bologna lo pubblica il 5 febbraio[1]. Il 20 febbraio il Manifesto venne pubblicato sulla prima pagina del più prestigioso quotidiano francese, Le Figaro (pare che Marinetti sia riuscito a farlo pubblicare grazie all’interessamento di un vecchio amico egiziano del padre, azionista del quotidiano), conferendo al progetto marinettiano una risonanza europea.

Questo libro raccoglie sei scritti di Valentine de Saint-Point, figura femminile di inizio secolo, legata agli ambienti del futurismo e protagonista di autentiche battaglie culturali negli anni immediatamente precedenti lo scoppio della prima guerra mondiale. Il primo testo, “Manifesto della donna futurista”, è un proclama sfrontatamente bellicista e antifemminista che, aggirando la misoginia di Marinetti, cerca di assicurare alla donna un ruolo adeguato nel movimento futurista. La postfazione di Jean-Paul Morel e la cronologia biografica sono utili per ricostruire il ritratto di una donna che fu particolarmente attratta dalla libertà.