“Attraversammo il Loop, guadagnammo Michigan Avenue, e oltrepassati i verdi campi della North Western University, entrammo decisamente in un settore di quella immensa Chicago povera, sporca, tetra, dalle case basse, dalle squallide avenues, che si espande dietro la superba Chicago delle rive del lago, la Chicago stretta ma lunga, irta di colossali grattacieli e affacciata sull’asfalto scintillante di Michigan Avenue.
Accade lo stesso a Manhattan, dove le ricche avenues del centro, dalla Settima a Lexington, sono affiancate dalle miserevoli Undecima Decima Nona, e Terza Seconda Prima; ma fra la Quinta e Broadway, proprio nel mezzo della zona prospera, abbiamo le formidabili eccezioni della Sesta e di Bryant Park, e babelici calderoni come Times Square, per cui New York è tanto più umana, o europea, di Chicago.
Chicago è disperatamente divisa.
Si può quasi dire che è una via, una sola lunghissima via splendente: Michigan Avenue, dietro la quale si ammassa una metropoli disfatta, sudicia, triste, dove milioni di uomini vivono nella miseria e nell’abbrutimento.
E, per questo, non v’è forse città che rappresenti meglio l’America.”

Mario Soldati – “America primo amore”

5.9. Dove NON esiste il quorum? I referendum non prevedono il quorum in paesi con lunga storia democratica: Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Paesi Bassi, Islanda, Spagna, Malta, Lussemburgo, Finlandia, Austria, oltre che ovviamente nella patria dei referendum, la Svizzera (dove è richiesta la maggioranza dei votanti e dei cantoni) e il Lichtenstein. Negli USA non esiste il referendum a livello federale, ma i 27 stati USA che lo prevedono, hanno quorum zero. Anche in Nuova Zelanda, altra nazione che ricorre frequentemente alla consultazione referendaria, non è previsto quorum, lo stesso accade in Australia dove è richiesta la maggioranza dei votanti e degli stati.