“Le rivoluzioni non si fanno nelle aule di tribunale e non si fanno via internet, non sono gratis.

Le rivoluzioni si fanno in piazza. Le rivoluzioni si fanno quando la propria classe dirigente è incapace di governo e di riforme e diventa manifestamente indegna. Si fanno per sostituire gli uomini quando non esiste nessun altro strumento utile, quando la via istituzionale è impraticabile.

Il sistema elettorale non c’entra, con qualsiasi legge elettorale si vada al voto, il voto non esiste più.

Da quando i partiti sono strutture di vertice (forse da sempre in Italia) col voto non selezioniamo nessuna classe dirigente, possiamo solo mettere una croce sopra nomi decisi al vertice e sopra la nostra democrazia.

Col voto legittimiamo il despota. E’ un ferro ruggine che abbiamo ereditato dai nonni, il suo nome è plebiscito. Ma le rivoluzioni non si fanno solo per cambiare i suonatori, si fanno per cambiare la musica. La rivoluzione può essere pacifica o violenta. Continuerò a prodigarmi per una soluzione pacifica, ma non dubito che se non sarà possibile scacciare i parassiti con le buone, saranno cacciati in ogni caso, con le cattive, questo è l’esito più probabile.

Quando le rivoluzioni si fanno con le forche e i forconi, il rimedio è peggiore del male. Non esiste che le rivoluzioni le facciano i popoli nobili i quali tengono la propria classe dirigente sempre sotto stretta sorveglianza e chi sbaglia paga, immediatamente.

Nel nostro paese sono decenni, secoli, che la classe dirigente fa quel che le pare ad esclusivo vantaggio di casta con generosa elargizione delle briciole agli "amici”. Nel nostro paese il potere logora chi non ce l’ha perché chi ce l’ha lo usa in un’opera di sistematica diseducazione civica.

La regola ben applicata da noi è che il despota mantiene popolo bue perché il popolo bue mantiene il despota. Anche quando gli italiani con il loro lavoro hanno costruito le loro fortune economiche lo hanno fatto nonostante la classe dirigente e con i costi aggiuntivi che questa condizione impone. I1 popolo italiano non è un popolo di straccioni, magari lo fosse, i poveri hanno dignità da far invidia. I1 popolo italiano è fatto di nuovi ricchi, persone dai gusti plebei sotto ipnosi televisiva che dopo il lungo digiuno in cui si riassume tutta la loro storia precedente, i soldi li spendono in abbuffate; perciò siamo avviati ad un rapido ritorno alla pancia vuota.

Alla rivoluzione fatta dal popolo bue preferisco il despota, ma non è un’alternativa.

L’alternativa è una rivoluzione voluta e pianificata da una minoranza illuminata che riesca a trascinarsi dietro i buoi, una minoranza senza ambizioni di potere, Gandhianamente mossa da ragioni ideali.

Le rivoluzioni non possono avere carattere democratico, la democrazia comincia dopo. Lo diceva anche mussolini, perché lo diceva Pareto, ma Pareto a differenza di mussolini non lo diceva perché gli conveniva, ma perché così stanno le cose, piaccia o non piaccia. Le rivoluzioni si possono fare contro le istituzioni oppure dalla parte delle istituzioni contro gli uomini che le infestano.

Farò rigirare Montanelli nella tomba, dalle risate, ma io la rivoluzione la voglio fare con i carabinieri e con la costituzione in mano.

La ricostruzione avrà tempi lunghi e le emergenze da cui cominciare a ricostruire, prima ancora di quelle finanziarie ed economiche, saranno le macerie morali culturali e civili che abbiamo ricevuto in eredità.

Al punto in cui siamo non vedo alternative

ALLA RIVOLUZIONE !

Le rivoluzioni si possono fare con la pancia vuota ma non è una condizione obbligata.

Quando si fanno con la pancia vuota, si fanno col cervello al buio, si fanno per disperazione e con la rabbia accumulata da anni, da generazioni, si fanno con le forche e i forconi.

Le rivoluzioni fatte con la pancia vuota sono come esplosioni di vulcano, precedute dagli stessi brontolii intestinali, eppure, improvvise, inaspettate, violente.

Esattamente come l’eruzione del Vesuvio, come Pompei, il terremoto di Messina o l’alluvione di Firenze le rivoluzioni fatte con la pancia vuota sono calamità che al loro passaggio lasciano lutti e devastazione.

Alla rivoluzione fatta con la pancia piena e il cervello carico non ci credo, ma ci lavoro.

Ho il gusto delle sfide e vorrei trasmetterlo. La sfida non è mai lanciata contro altri per sconfiggerli, o contro montagne da scalare per possederle, sarebbe idiota. Le sfide si lanciano sempre e soltanto a sé stessi, per misurarsi, per il piacere di crescere, sulle sconfitte altrettanto che sulle vittorie.

Davide non ha sfidato Golia, ha sfidato le proprie paure, il proprio limite. Prima ancora di diventare Re, Davide era un uomo vivo.

Sono convinto che l’intera classe politica del nostro paese è debole, è divisa, è stupida. Tutte le sue ramificazioni tentacolari sono fondate su complicità e interesse, se l’interesse viene a mancare , “gli amici” si rivoltano contro “gli amici”. Per mantenere interessi e complicità ci vogliono soldi e i soldi stanno finendo.

I1 (popolo) bue è stato spremuto fino all’osso, è successo di nuovo, ha dato ha dato ha dato e non ne ha più uno da spendere.

Se soltanto poche centinaia di borghesi ben collocati si mettono di traverso e fanno BUUUU, vien giù tutto come un castello di carte. Penso ai vertici di Confindustria e ai vertici Sindacali mossi dallo stesso interesse, salvare l’economia, le fabbriche e il lavoro dai disastri di una classe dirigente di incapaci prima ancora che indegni.

Se soltanto quelle migliaia di autoconvocati contro la base di Vicenza o contro l’alta velocità in va1 di Susa o sepolti sotto la spazzatura a Napoli si rendono conto che non si tratta d problemi separati, che il problema è uno solo e sempre lo stesso, cioè gli uomini che siedono sulle nostre istituzioni trattandole come poltrone private ed usandole per gli interessi loro, non c’è nessun bisogno di barricate.

Basterebbero le stesse persone nelle stesse piazze ma con una rivendicazione comune, spazzare via l’intera classe dirigente del nostro Paese, e pulizia sarebbe fatta.

Per quanto bue, il popolo non ha nessun bisogno di correre alle armi per ribellarsi ai padroni, può farlo, perché è bue, ma non ne ha 1) nessuna convenienza 2) nessun bisogno. Per quanto bue il popolo detiene sempre, sottolineo, sempre, il potere economico che è il potere numero Uno, in quanto bue, è difficile che sappia usarne, ma contro un popolo che usa la sua forza economica come strumento di pressione politica perfino l’Impero Britannico ai tempi del suo massimo splendore ha dovuto ammainar bandiera e dalla terra di Gandhi i parassiti se ne sono andati con la coda tra le gambe.“

Ferdinando Pozzati Piva da Comacchio.

Ferdinando Pozzati Piva da Comacchio, ex-galeotto, filosofo e aspirante rivoluzionario. Se qualcuno di voi è mai passato per Piazza Maggiore a Bologna il giovedì fra le 11 e le 14, o a Padova in Piazza Liston il venerdì allo stesso orario, sicuramente lo avrà scorto su di uno sgabello che arringa un assembramento di passanti. Lo si nota per il linguaggio forbito, il piglio sicuro e il berretto di lana sempre calcato in testa. Il suo intento è stimolare un dibattito pubblico su di un sistema di governo ormai degenerato, di risvegliare le coscienze e lo spirito rivoluzionario di quelli che dovrebbero essere dei Cittadini con la C maiuscola e non dei buoi, come lui ci chiama impietosamente. L’auspicata rivoluzione però è ragionata, non violenta e borghese. Per le cose che ha detto e soprattutto per un paio di insulti ai presidenti Scalfaro e Ciampi, si è fatto due anni di galera (veramente) per vilipendio al Presidente della Repubblica. Anni che lui dice di aver passato benissimo, “vitto e alloggio gratis, e tempo per leggere un sacco di libri”. (via Personaggi da non perdere | A tal degh)

Giorgio Ruffolo – “Lo specchio del diavolo”

A che cosa serve l’economia? E in particolare: l’economia è al servizio degli uomini o viceversa? Per cercare di rispondere a queste domande, Giorgio Ruffolo ci guida con sapiente estro e divertenti digressioni attraverso gli aspetti cruciali della scienza economica, considerata nei suoi stretti legami con la tecnica, la moneta e la politica. Verremo, quindi, catapultati nel Paradiso terrestre nel momento in cui l’uomo scacciato da Dio scopre la tecnica, assisteremo alle grandi turbolenze monetarie che hanno investito in misura e modalità diverse ogni periodo storico, e infine diventeremo spettatori e attori della guerra, non conclusa, che il capitalismo ha ingaggiato sfidando il potere politico.

La Gelmini legge tumblr? :)

Prima versione:

23. Ho letto che per le classi dalla seconda in poi non cambierà nulla, a scuola invece mi dicono che mio figlio il prossimo anno non avrà le stesse maestre e soprattutto non ci sarà più la possibilità di fare il laboratorio di informatica (è una classe numerosa) a causa dell’abolizione delle compresenze. Chi ha ragione? Le classi successive alla prima nel prossimo anno scolastico avranno confermato l’orario di funzionamento di quest’anno (27 o 30 ore settimanali più eventualmente la mensa). La riduzione delle ore di compresenza comporterà qualche riassetto organizzativo, ma in linea di massima le insegnanti della classe potranno essere confermate. La scuola, nella sua autonomia didattica e organizzativa, potrà organizzare le attività e gli insegnamenti facendo in modo di assicurare la massima funzionalità dei servizi. Ci auguriamo che anche il laboratorio di informatica possa trovare spazio tra le attività, anche se vorrà convenire che esso non costituisce, soprattutto nella scuola primaria, un insegnamento prioritario.

Versione riveduta e corretta dopo il ’post di nikkor’   🙂

23. Ho letto che per le classi dalla seconda in poi non cambierà nulla, a scuola invece mi dicono che mio figlio il prossimo anno non avrà le stesse maestre e soprattutto non ci sarà più la possibilità di fare il laboratorio di informatica (è una classe numerosa) a causa dell’abolizione delle compresenze. Chi ha ragione?  Le classi successive alla prima nel prossimo anno scolastico avranno confermato l’orario di funzionamento di quest’anno (27 o 30 ore settimanali più eventualmente la mensa). La riduzione delle ore di compresenza comporterà qualche riassetto organizzativo, ma in linea di massima le insegnanti della classe potranno essere confermate. La scuola, nella sua autonomia didattica e organizzativa, potrà organizzare le attività e gli insegnamenti facendo in modo di assicurare la massima funzionalità dei servizi. Ci auguriamo che anche il laboratorio di informatica possa trovare spazio tra le attività.

(Pubblica Istruzione: Come cambia la scuola – FAQ)

Ci auguriamo che anche il laboratorio di informatica possa trovare spazio tra le attività, anche se vorrà convenire che esso non costituisce, soprattutto nella scuola primaria, un insegnamento prioritario.

Come cambia la scuola – FAQ (via nikkor)

Toh, ora quest’ultima frase è scomparsa dalla FAQ.

(via bolso)